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Guida

Aprire un bar: cosa serve, licenze e quanto costa (2026)

Cosa serve per aprire un bar in Italia: corso SAB, SCIA al SUAP, notifica sanitaria, alcolici dal 2026, franchising e costi ufficiali verificati a ottobre 2026.

Scritto da Il team Menumigo — Menu digitali per ristoranti

Per aprire un bar in Italia servono: i requisiti morali e professionali dell'articolo 71 del D.Lgs. 59/2010, un locale in regola, la SCIA al SUAP del comune (o un'autorizzazione nelle zone tutelate) con la notifica sanitaria, l'iscrizione al Registro delle imprese con partita IVA, INPS e INAIL tramite la Comunicazione Unica, e un piano HACCP. Dal 1° gennaio 2026, per vendere superalcolici e birra non serve più la licenza fiscale delle Dogane.

Regioni e comuni aggiungono regole e tariffe proprie: per gli importi usiamo come esempio Milano. Norme e importi sono verificati a ottobre 2026 sulle fonti elencate in questa pagina.


Cosa serve per aprire un bar: gli adempimenti e dove farli

AdempimentoDove si fa
Requisito professionale: corso SAB, esperienza o titolo di studioEnte di formazione riconosciuto dalla Regione
SCIA di somministrazione (zona non tutelata)SUAP del comune, su impresainungiorno.gov.it
Autorizzazione (zona tutelata)SUAP del comune
Notifica sanitaria (Reg. CE 852/2004)Secondo le modalità della Regione; in Lombardia al SUAP con la SCIA
Piano HACCP e formazioneNel locale; corsi riconosciuti dalla Regione
Partita IVA, Registro delle imprese, INPS, INAILCamera di Commercio, con la ComUnica
Vendita di superalcolici e birraComunicazione al SUAP, che la trasmette alle Dogane
Allergeni (D.Lgs. 231/2017)Menu, registro o cartello nel locale
Insegna, dehors, TARIComune
Musica di sottofondoUfficio SIAE
Documento commerciale e abbinamento POSRegistratore telematico; portale Fatture e Corrispettivi

Requisiti per aprire un bar: morali e professionali

Il bar fa somministrazione di alimenti e bevande, e l'articolo 71 chiede due tipi di requisiti.

Morali. Non può aprire chi ha determinate condanne definitive o è sottoposto a misure di prevenzione o di sicurezza. Per la somministrazione contano anche i reati contro la moralità pubblica, i delitti commessi in stato di ubriachezza e i reati in materia di alcol, stupefacenti, gioco d'azzardo e scommesse clandestine. Di regola il divieto dura cinque anni dall'espiazione della pena, salvo riabilitazione.

Professionali. Basta uno di questi tre (comma 6):

  • un corso per la somministrazione istituito o riconosciuto dalla Regione: il corso SAB, che ha preso il posto del vecchio REC;
  • due anni di lavoro nel settore, anche non continuativi, negli ultimi cinque: in proprio, come dipendente qualificato, come socio lavoratore o come coadiutore familiare iscritto all'INPS;
  • un diploma di scuola superiore, una laurea anche triennale o una scuola professionale almeno triennale con materie attinenti al commercio, alla preparazione o alla somministrazione degli alimenti.

Il requisito lo deve avere il titolare o il legale rappresentante, oppure una persona preposta all'attività (comma 6-bis): chi non ha né corso, né esperienza, né titolo può aprire nominando un preposto.

Durata e materie del corso SAB le decide ogni Regione. In Lombardia, per esempio, la formazione a distanza è ammessa con alcune esclusioni e, per un corso seguito in un'altra regione, il SUAP verifica che rispetti i criteri dell'accordo integrativo del 2017.


Licenza per bar: SCIA al SUAP o autorizzazione

Fuori dalle zone tutelate, la cosiddetta licenza per bar oggi è una SCIA (segnalazione certificata di inizio attività): come ricorda Unioncamere, dal D.L. 223/2006 i comuni non possono più contingentare le licenze. L'articolo 64 del D.Lgs. 59/2010 distingue due casi:

  • fuori dalle zone tutelate basta la SCIA allo Sportello unico per le attività produttive (SUAP);
  • nelle zone tutelate apertura e trasferimento richiedono un'autorizzazione del comune, che può limitare le nuove aperture per ragioni di sostenibilità ambientale, sociale e di viabilità, ma non con criteri economici come la presenza di altri locali.

Rilevare un bar già aperto (subingresso) richiede sempre la SCIA.

La SCIA si compila su impresainungiorno.gov.it oppure si allega alla Comunicazione Unica, e in quel caso è il Registro delle imprese a trasmetterla al SUAP. Si può aprire dal giorno della presentazione; il comune ha poi 60 giorni per vietare la prosecuzione se mancano i requisiti (art. 19, legge 241/1990). Aprire senza SCIA o autorizzazione comporta una sanzione da 2.500 a 15.000 euro e la chiusura (art. 64, comma 9).

Il locale deve rispettare le norme urbanistiche, edilizie, igienico-sanitarie e di sicurezza e i criteri di sorvegliabilità del D.M. 564/1992. Fatelo verificare da un tecnico prima di firmare l'affitto, insieme alla destinazione d'uso.

Un esempio: Milano. Alla SCIA si allegano, fra l'altro, planimetria quotata, dichiarazione sull'impatto acustico, ricevuta degli oneri ATS e orario. Nelle zone tutelate l'autorizzazione richiede un punteggio minimo di qualità del locale e del servizio (60 punti, 80 nelle zone a elevata tutela) e l'esito arriva entro 45 giorni.


Notifica sanitaria e HACCP

Ogni operatore del settore alimentare deve notificare all'autorità sanitaria ogni stabilimento che gestisce, perché venga registrato, e comunicare poi i cambiamenti significativi e la chiusura (art. 6 del Regolamento CE 852/2004). Si presenta secondo le modalità della vostra Regione: in Lombardia va al SUAP sia con la SCIA sia con l'autorizzazione, e a Milano alla SCIA si allega la ricevuta degli oneri ATS.

Il regolamento chiede anche:

  • procedure permanenti basate sui principi HACCP (art. 5): il piano di autocontrollo, con pericoli, punti critici, limiti, sorveglianza, azioni correttive e registrazioni;
  • formazione (allegato II, capitolo XII): chi manipola alimenti deve essere sorvegliato e/o formato in igiene alimentare e chi gestisce il piano HACCP deve avere una formazione adeguata. Durata e scadenza dei corsi cambiano da regione a regione.

Partita IVA, Registro delle imprese, INPS e INAIL

Con la Comunicazione Unica (ComUnica) al Registro delle imprese si chiedono codice fiscale e partita IVA e ci si iscrive a INPS e INAIL. Servono una PEC e la firma digitale; Unioncamere suggerisce di farsi seguire da un commercialista.

  • INPS. Il titolare che lavora nel bar in modo abituale e prevalente si iscrive alla Gestione Commercianti, con i familiari entro il terzo grado che ci lavorano stabilmente.
  • INAIL. Con dipendenti, la denuncia di iscrizione va fatta all'inizio dell'attività o entro i cinque giorni successivi.
  • Diritto annuale. Chi si iscrive lo paga con la domanda o entro 30 giorni con F24, come indica la Camera di Commercio di Napoli.

Licenza alcolici per il bar: cosa cambia dal 2026

Fino al 2025 per i superalcolici servivano denuncia di esercizio e licenza fiscale delle Dogane. Il D.Lgs. 43/2025 ha cambiato il sistema dal 1° gennaio 2026. Per bar, pub e ristoranti, secondo la circolare n. 13/2025 dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli:

  • per liquori, acquaviti e le altre bevande con contrassegno fiscale, e per la birra, basta la comunicazione di avvio al SUAP, che la trasmette alle Dogane (art. 29, comma 2-bis, D.Lgs. 504/1995);
  • per vino e altre bevande fermentate non c'è alcun adempimento fiscale;
  • denuncia e licenza restano solo per chi vende in un altro Stato dell'Unione o commercializza in Italia prodotti già immessi in consumo in un altro Stato membro.

Restano le regole sulla vendita:

  • Minori. Va chiesto un documento d'identità, salvo che la maggiore età sia evidente. Vendere o servire alcolici a minori di 18 anni costa, se il fatto non è reato, da 250 a 1.000 euro; con la recidiva da 500 a 2.000 euro e la sospensione dell'attività da quindici giorni a tre mesi (art. 14-ter, legge 125/2001).
  • Dopo mezzanotte. Chi resta aperto oltre le 24 deve avere un etilometro a disposizione dei clienti presso un'uscita ed esporre le tabelle sui tassi alcolemici, pena una sanzione da 300 a 1.200 euro (art. 6, D.L. 117/2007). Nei locali con spettacoli o intrattenimento, salvo deroghe, gli alcolici non si vendono dalle 3 alle 6.

Allergeni, prezzi e menu

Anche un bar serve alimenti non preimballati: cornetti, tramezzini, toast, cocktail. L'articolo 19 del D.Lgs. 231/2017 chiede di indicare i 14 allergeni dell'allegato II del Regolamento UE 1169/2011:

  • per ciascun alimento, prima che venga servito;
  • su menu, registro, cartello o altro sistema, anche digitale, ben in vista; con un sistema digitale serve anche una documentazione scritta, facile da consultare per cliente e controlli;
  • in alternativa, con un avviso che rimanda al personale, sempre con la documentazione scritta;
  • in italiano, visibili e leggibili.

Potete partire dalla nostra tabella allergeni da compilare; obblighi e sanzioni sono nella guida alla normativa allergeni.

Prezzi e cartelli. Il Comune di Milano ricorda di esporre SCIA, orario e prezzi: per le bevande una tabella all'interno, per gli alimenti il menu anche all'esterno o leggibile da fuori. Con il servizio al tavolo, il listino va messo a disposizione prima dell'ordinazione e indica l'eventuale costo del servizio.


Insegna, dehors, musica, TARI e cassa

  • Insegna. Rientra nel canone unico patrimoniale della legge 160/2019, applicato con il regolamento del comune. A Milano serve una SCIA, e il canone non è dovuto se le insegne in tutto non superano 5 mq e indicano la sede dell'attività.
  • Dehors e tavolini. A Milano il suolo pubblico richiede una concessione e il canone unico: la domanda si fa su Geopost per tavoli e strutture leggere, via PEC per i dehors, con due marche da bollo da 16 euro, sulla domanda e sull'atto di concessione.
  • Musica. Per la musica di sottofondo serve l'abbonamento SIAE Musica d'ambiente, annuale o stagionale; per i pubblici esercizi la SIAE riscuote anche i diritti connessi di produttori e artisti. Spettacoli ed eventi richiedono un'altra licenza.
  • TARI. Si dichiara al comune quando si occupa il locale: a Milano entro 90 giorni.
  • Cassa e POS. Il documento commerciale si emette con un registratore telematico o con la procedura web gratuita dell'Agenzia delle Entrate. Dal 2026 il POS va abbinato al registratore nel portale Fatture e Corrispettivi: per un POS nuovo, dal sesto giorno del secondo mese dopo l'attivazione ed entro l'ultimo giorno lavorativo di quel mese. Più dettagli nella guida alle app per ristoratori.

Quanto costa aprire un bar

Non esiste una cifra valida per tutti: dipende da locale, lavori, attrezzature e forma dell'impresa. Le voci da mettere nel preventivo:

  • affitto, deposito cauzionale o prezzo di cessione se rilevate un bar avviato;
  • lavori, impianti, arredi e attrezzature;
  • tecnici (planimetria, impatto acustico) e commercialista, più i costi di costituzione se aprite una società;
  • corso SAB se vi serve, corsi e piano HACCP;
  • registratore telematico, POS e commissioni;
  • diritti, bolli e oneri delle pratiche;
  • canone unico, TARI, SIAE;
  • contributi INPS, premio INAIL, personale, assicurazioni e prima scorta di merce.

Licenze bar: i costi ufficiali verificabili (ottobre 2026)

VoceImportoDove vale e fonte
Diritti di istruttoria SUAP, SCIA di un bar in zona non tutelata80 €Comune di Milano, delibera di Giunta n. 1250/2023; non rimborsabili se la pratica ha esito negativo
Oneri sanitari per la SCIA20 €ATS Città Metropolitana di Milano, tariffario 2026
Imposta di bollo, pratica al Registro delle imprese17,50 € impresa individuale; 59 € società di persone; 65 € società di capitaliCamera di Commercio di Bologna
Diritti di segreteria del Registro delle impreseSecondo l'adempimento (decreto interministeriale 20 aprile 2023)Camera di Commercio di Bologna
Diritto annuale, prima iscrizione 202644 € impresa individuale in sezione speciale; 100 € sezione ordinariaCamera di Commercio di Napoli, senza maggiorazione; altre Camere possono aumentarlo fino al 20%
Concessione per il dehors2 marche da bollo da 16 € più il canone unicoComune di Milano
Licenza fiscale per superalcolici e birraNon più richiesta dal 1° gennaio 2026Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

Diritti di istruttoria e oneri sanitari cambiano da comune a comune: controllate quelli del vostro SUAP.


Aprire un bar in franchising: cosa controllare nel contratto

Nel franchising (affiliazione commerciale, legge 129/2004) l'affiliante concede all'affiliato marchio, know-how e assistenza e lo inserisce nella sua rete, in cambio di un corrispettivo. Le due imprese restano indipendenti: requisiti, SCIA, notifica e iscrizioni sono a carico dell'affiliato.

La legge prevede che:

  • il contratto sia scritto, a pena di nullità, e l'affiliante abbia già sperimentato la formula sul mercato;
  • se è a tempo determinato, duri almeno tre anni;
  • almeno 30 giorni prima della firma vi venga consegnato il contratto con gli allegati: dati dell'azienda e, su richiesta, bilanci degli ultimi tre anni, marchi, elenco degli affiliati e dei punti vendita diretti, variazioni degli affiliati e contenziosi conclusi negli ultimi tre anni.

Il contratto deve indicare investimenti e spese d'ingresso, calcolo delle royalty ed eventuale incasso minimo, esclusiva di zona, know-how, servizi offerti e condizioni di rinnovo, risoluzione e cessione. Fatelo leggere a un legale prima di firmare.


Aprire un bar passo per passo: la checklist

  1. Verificate i requisiti; se serve, iscrivetevi al corso SAB della vostra Regione o individuate un preposto.
  2. Fate verificare il locale e se l'indirizzo è in una zona tutelata.
  3. In franchising, chiedete contratto e allegati almeno 30 giorni prima della firma.
  4. Attivate PEC e firma digitale.
  5. Presentate la ComUnica: partita IVA, Registro delle imprese, INPS e, con dipendenti, INAIL.
  6. Presentate al SUAP la SCIA o la domanda di autorizzazione, con notifica sanitaria e allegati, e pagate diritti e oneri.
  7. Preparate il piano HACCP e formate il personale.
  8. Chiedete insegna e dehors al comune e attivate l'abbonamento SIAE.
  9. Installate il registratore telematico e abbinate il POS.
  10. Esponete SCIA, orario e prezzi e indicate gli allergeni; etilometro e tabelle se restate aperti dopo mezzanotte.
  11. Dichiarate la TARI entro il termine del comune.

Domande frequenti

Cosa serve per aprire un bar?

Il requisito professionale (corso SAB, due anni di esperienza negli ultimi cinque o un titolo attinente), un locale in regola, la SCIA al SUAP con la notifica sanitaria, la ComUnica per partita IVA, Registro delle imprese, INPS e INAIL, e un piano HACCP.

Quanto costa aprire un bar?

Non c'è un importo valido per tutti: dipende da locale, lavori e attrezzature. Le tariffe pubbliche si possono verificare: a Milano la SCIA comporta 80 euro di diritti e 20 euro di oneri sanitari, più bollo e diritto annuale della Camera di Commercio.

Quanto costa la licenza per un bar?

Fuori dalle zone tutelate non si compra una licenza: si presenta una SCIA e si pagano i diritti del comune e gli oneri sanitari. Nelle zone tutelate serve un'autorizzazione, con regole e tariffe del comune.

Serve il corso SAB per aprire un bar?

No, se avete due anni di lavoro nel settore negli ultimi cinque o un diploma o una laurea con materie attinenti. Altrimenti potete nominare un preposto che abbia il requisito.

Serve ancora la licenza delle Dogane per vendere alcolici?

Per superalcolici e birra, dal 1° gennaio 2026 no: basta la comunicazione al SUAP. Per il vino non c'è alcun adempimento fiscale.

Si può aprire un bar in franchising senza esperienza?

Sì, ma il franchising non sostituisce i requisiti: l'affiliato deve avere il requisito professionale, direttamente o con un preposto, e presentare SCIA e notifica a proprio nome.


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Fonti

Il team Menumigo — Menu digitali per ristoranti

Sviluppiamo Menumigo e passiamo gran parte della settimana a parlare con i ristoranti che lo usano, da Lisbona ad Adalia. Quando questo articolo cita un numero, viene da menu davvero importati sulla piattaforma. Quando cita una norma, il testo è linkato qui sopra.

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